Quel  4 agosto era cominciato molto presto, anzi quasi non c’era stata alcuna soluzione di continuità con il 3:  Damiano era tornato a casa verso le 23,30 del 3, di ritorno dal lavoro in pizzeria a La Pineta, si era fatto la doccia, cambiato, preparato ed era uscito attorno alla mezzanotte; il giorno dopo era lunedì: come sempre di lunedì non avrebbe dovuto lavorare e quindi usciva per andare al mare, all’Isola Rossa, sua meta preferita da un po’ di tempo a quella parte.
Era una notte molto calda, di piena estate, un’estate notevolmente calda; non riuscendo a dormire,  mi ero alzato attorno alle 3 e 30 per bere e farmi venire un po’ di sonno; così ero sveglio quando era ancora ritornato intorno a quell’ora. Doveva prendere un portatile, messo da parte alcuni giorni prima, per portarlo ad un amico che l’aveva comprato. Così gli avevo dato una mano per imballarlo alla bell’e meglio, riponendolo in uno zainetto che si era messo a tracolla.
Mi aveva salutato ed era uscito: era la penultima volta che lo vedevo. Ormai ero abituato a quel suo andirivieni a tutte le ore; specialmente d’estate era più il tempo che stava fuori, sempre intento a fare o organizzare qualcosa con gli amici, lavoro permettendo.
Da un pezzo, da tanto, da quando attorno ai sedici anni aveva deciso di rinunciare alla scuola e mettersi a lavorare, aveva pian piano optato, grazie anche al tipo di lavoro verso cui si era orientato: barista, banconista, pizzaiolo, aveva optato per una vita prevalentemente notturna, anche se non aveva difficoltà ad alzarsi alle 9-10, se aveva qualche impegno, pur essendo andato a dormire da poche ore.
Quando aveva deciso di andare a lavorare all’estero non c’era stato niente da fare: ci aveva chiesto di accompagnarlo a Cagliari per andare in un’agenzia che procurava lavoro all’estero (bastando avere 16 anni compiuti e il consenso dei genitori).
Aveva fatto così una esperienza di lavoro stagionale in Germania prima vicino Stoccarda e poi poco più a nord di Monaco di Baviera, per  4-5 anni da febbraio/marzo a ottobre in gelaterie di artigiani veneti, come aiuto-gelataio/banconista/barista.
L’esperienza all’estero era terminata per desiderio di cambiare e perché era notevolmente impegnativa in termini di fatiche e sacrifici, non da ultimo per il fatto che si era fidanzato a Tempio.
Così aveva cominciato a lavorare più stabilmente a Tempio prima in una pizzeria appena aperta da un Sassarese (pizzeria che aveva furoreggiato per alcuni mesi, proponendo maxipizze molto buone, saporite ed apprezzate).
Poi era passato, dopo un annetto o poco più, al Fagotto in piazza Italia, per approdare dopo un certo tempo a La pineta prima come aiuto e poi come pizzaiolo.
A La Pineta aveva raggiunto la maturità lavorativa, molto apprezzato sia per capacità lavorative che qualità umane impareggiabili.
La mattina del 4 era tornato a casa verso le 9 e 30: mi era sembrato strano perchè solitamente andava al mare e ci rimaneva fino al martedì pomeriggio, quando tornava a casa per fare una doccia e prepararsi per il lavoro; e magari l’avesse fatto anche quella volta; invece no, era tornato a Tempio per portare la moto dal gommista e far cambiare le gomme troppo lisce.
Era rimasto in casa fino a circa le 11:10, bazzicando su Internet, in attesa di ritirare la moto con le gomme nuove.
Attorno a quell’ora aveva chiesto alla madre di accompagnarlo in macchina dal gommista, in viale don Sturzo, e quella era stata l’ultima volta che lo avevo visto e salutato…
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A volte siamo troppo distratti per capire cosa abbiamo intorno, troppo concentrati sulle cose più stupide e vuote, affannati dal tempo che passa e da tutti i nostri impegni, rimandando a domani tutto ciò che in quel momento ci sembra non abbia priorità; rimandando tutto ciò che si pensa si possa fare domani, illusi che tutto rimanga uguale, che tutto si svolga secondo i nostri progetti, che tutto ruoti intorno a noi e tutto sia controllato e pianificato: parole non dette, abbracci non dati, sorrisi negati e luoghi mai visti; tutto annega nella quotidianità.
Fino a quando un giorno ti manca la terra sotto i piedi, qualcosa non è andato come tu avevi deciso, il tempo improvvisamente è finito e tu non ti sei neanche reso conto di averne cosi poco per poter ricambiare tutto l’amore che ti è stato dato.
Avevo tante cose da dirti, tanti abbracci da darti invece non mi resta altro che rimpiangere i momenti in cui non ci sono stata e i momenti in cui non avevo tempo per te. Solo una cosa mi consola, so che da lassù tu continui a volemi bene e potrai dare a qualcun altro i sorrisi che non hai più potuto dare a noi… il tempo passato insieme è stato bellissimo e sappi che anche ora che non ci sei più sei riuscito ad insegnarmi qualcosa che credo mi permetterà di amare più intensamente, di apprezzare tutto ciò che questa meravigliosa vita ci può dare tutti i giorni… proprio come facevi tu…
Grazie ancora,

Mariangela

 


 

 


 
Lunedì 18 Maggio 2009 15:45
 

Caro amico mio,
è un po che non ti scrivo... ma ti penso sempre...
ripenso spesso a come è nata, per caso, la nostra amicizia 11 anni fa,
da quel momento  tra noi è stata subito sintonia...

Quando ho perso mia madre tu eri lì presente, accanto a me
per darmi forza, aiutarmi e starmi vicino in quei momenti difficili...
mi dicesti: "Ti starò sempre vicino e non permetterò mai che tu soffra ancora,
ho fatto una promessa e la devo mantenere"...

Queste le tue parole un paio di giorni dopo il funerale di mia madre,
ancora indelebili nella mia mente...
quella promessa che hai mantenuto sempre...

Ricordo ancora quando hai comprato la tua moto,
"IL MIO AMORE" la chiamavi quella moto che ti dava ancor di più il senso di libertà...
quella libertà che per molto tempo ti è mancata!

Le passeggiate in moto e le serate con gli amici... ti riempivano la vita.
Con l'arrivo del bel tempo, ogni momento libero dal lavoro era un'occasione buona per vedersi,
anche solo per cinque minuti per dirsi come va? ...
al bar, a rinaggiu, sotto casa o al parco con la mia piccola
che aveva timore di te, per via del casco, ma che appena prendevi in braccio esclamava "CHE ALTO!"

Sapevi farmi sempre ridere, come rendermi felice, ma sopratutto sapevi capire, anche nei miei silenzi,
quando qualcosa non andava... eri e sei sempre il mio ANGELO CUSTODE.

Tu...il migliore amico che io potessi avere, l'amico con la "A" maiuscola,
quello sempre pronto a farsi in quattro per darti una mano,
quello che ti dava sempre il suo appoggio e che era sempre lì
ad offrirti la sua spalla quando ne avevi bisogno...
Una persona vera,leale, sincera,unica... in una parola SPECIALE!

Ti voglio troppo bene Dami...

Ma poi è arrivato quel 4 agosto 2008, non dimenticherò mai quel giorno!
Quel giorno, il mio cuore  si è spezzato per la seconda volta...
Tu mio dolcissimo, tenerissimo amico sei andato via...
Te ne sei andato via... lassù...in cielo... si proprio lì, dove ci sono gli angeli...
e TU sei diventato uno di loro... però speciale perchè tu sei il mio angelo!
MAI e poi mai avrei creduto di perderti così presto,
mai avrei creduto che il destino ti impedisse di
mantenere la promessa che mi avevi fatto molti anni prima.

Ma, comunque, ringrazio ogni giorno DIO, per averci fatto incontrare in quella festa 11 anni fa,
per avermi regalato il dono della tua preziosissima amicizia.

Ringrazio te DAMIANO... per esserci stato, e per essere ancora al mio fianco...
il nostro non è un addio, ma solo un arrivederci,
hai un posto speciale nel mio cuore, che ti appartiene per sempre...
TI VOGLIO BENE, mio dolce caro amico, ogni mio battito, ogni mia emozione, la vivo anche per te.

 

                                                                                   TUA PER SEMPRE LISE'



Giovedì 05 Marzo 2009 20:45
 

Era la serata della vigilia di Capodanno 2009, mi trovavo solo a cucinare per il cenone, quando arrivarono tra i primi Antonio e Loredana. Tra una birra e l'inizio di una conversazione, si finì col parlare di te, Damiano. Ricordando alcuni momenti e discutendo, Antonio mi chiese: Quanto ci pensi in media?
Io risposi con serenità e senza pensarci: Ogni giorno... Sempre!
E questo è il pensiero che dedico a te Damiano: Ogni giorno, Sempre....amici e fratelli per sempre, lo sai.
Ci rivedremo dall'altra parte, un abbraccio.
Mauro




Io non voglio ricordare il giorno in cui te ne sei andato, di quanto il sole splendesse, di quanto il mare fosse calmo, di quanto ero contento perchè appena avessi finito di lavorare ti avrei raggiunto dai nostri amici e tutti insieme ci saremmo divertiti, come sempre, con tanto o con poco: non importava, contava essere insieme, solo e comunque!
Poi una telefonata e tutta la felicità è passata in un baleno, trasformandosi nel sentimento opposto, che mai mi sarei aspettato in quella bella giornata di sole.
L'unica cosa di cui sono stato felice è di aver avuto la possibilità di vederti poco prima, di stringerti la mano un'ultima volta, di dirti ciao, un'ultima volta: per questo ringrazio ogni momento dio, il destino, o quello che è...
Per il resto non voglio ricordare le lacrime e il dolore di quel giorno, ma voglio ricordare tutti i sorrisi che abbiamo fatto insieme, tutte le risate fino a lacrimare di gioia.
Voglio ricordare quando d'estate prendemmo il motorino e andammo nelle campagne verso il mare, senza un motivo, per stare insieme ma lontani da tutto, lontani dal mondo; di quando al liceo venivi a casa, sapendo che stavo studiando e che mia madre ti avrebbe sgridato, ma avevi qualcosa da confidarmi o da propormi; che bei break dallo studio, ci volevano proprio!
Voglio ricordare di quando cantavamo a squarciagola in macchina; le nottate d'estate a guardare south park alle 2 di notte fino all'alba; di tutte le volte che mi stavo per addormentare e tu mi prendevi a pugni, per restare ancora sveglio; di tutte le volte che stavamo mollando e siamo stati l'uno il bastone dell'altro, grazie Damy, per tutto.
Mauro
Aggiunto  il  16  maggio  2009

 


Aggiunto il 29 settembre 2011

Sabato 28 Febbraio 2009 18:09
 

Solitamente la gente muore di incidente sui giornali, nei telegiornali, nelle chiacchiere di paese.

Quasi fosse una notizia prestampata, senza un reale riscontro nella realtà, senza il dolore delle famiglie e degli amici.

È una morte, punto.

Qualcosa di talmente lontano e normale che non si pensa alle conseguenze. Una di quelle notizie che si leggono solitamente sul giornale: giri pagina e la notizia scompare dalla tua mente.  

Mai, però, potresti pensare che il protagonista dell’incidente potrebbe essere un tuo grande amico e, tanto meno, che potrebbe succedere sotto i tuoi occhi.  

Invece quel 4 Agosto ha sconvolto, ma non ucciso, tutte le mie convinzioni, il mio modo indifferente di leggere i giornali, la stupida convinzione che fossimo quasi “intoccabili”, facendomi entrare in conflitto con la realtà, quasi sapessi che, prima o poi, mi sarei risvegliato da questo brutto sogno.  

La morte di Damiano, ancora, a distanza di diversi mesi, non l’ho capita e, tanto meno, l’ho accettata. Penso sempre a lui, so che è vero, ma allo stesso tempo so che non è possibile 

Damiano c’era sempre, che lo si volesse o meno. Sapevi sempre dove poteva essere se ne avevi bisogno e, se non eri tu a cercarlo, te lo potevi trovare tranquillamente fuori casa a bussare da una finestra all’improvviso. Pensare che non busserà più, che non ci sarà più nessuno a spronarti per andare da qualche parte, semplicemente non riesco a crederlo, nonostante sia passato già diverso tempo.

Era un punto di riferimento fisso, sicuro, uno dei pochi sul quale avrei davvero messo la mano sul fuoco.  Sono passati sei mesi. Non ci credo, non ancora, o forse, più semplicemente e vigliaccamente, rifiuto di crederci. Non voglio farlo.  

Quello che mi consola, nei momenti più tristi, è il sapere che quello che ho vissuto, quello che abbiamo vissuto, lo porterò sempre con me: il sorriso di Damiano, la sua enorme disponibilità, la sua pazienza, il suo fortissimo senso dell’amicizia saranno sempre nel mio cuore, nella mia mente, come segni indelebili sulla mia vita.  E mentre guardo le innumerevoli e varie fotografie scattate insieme, continuo a sostenere e credere che con Damiano non possa essere finita così. Non ancora, almeno.  

Febbraio 2009

 



 

Sabato 28 Febbraio 2009 12:57
 

 


Alle 11:55 di quel 4 agosto 2008, ricordo perfettamente l'ora perchè istintivamente guardai l'orologio, eravamo in casa, io Lele e Franca, quando squillò il telefono...

Ecco, così, ancora non sapevamo, cominciava un periodo nuovo con molte cose che sarebbero cambiate; quella telefonata era l'evento del punto spazio-temporale da cui si dipartiva una nuova linea che mai avrei voluto fosse generata...

Rispose Franca e sentii che diceva: Non è possibile, o Dio no...

Immediatamente pensai a Damiano, il cuore cominciò a battermi disordinatamente, in un attimo ci ritrovammo tutti e tre attorno al cordless con Franca che chiedeva chiarimenti all'interlocutore...

Era Davide, disse che Damiano aveva avuto un incidente, vicino all'Isola Rossa dove era diretto e dove lo stavano aspettando...

In quel momento lo stavano soccorrendo, c'erano due ambulanze e l'elicottero pronto a partire; a lui non consentivano di avvicinarsi e doveva guardare la scena da lontano: avrebbe richiamato, disse, per tenerci al corrente.

Non chiamò più e in seguito fu terribilmente chiaro il perchè.

La prima cosa che facemmo fu di telefonare al 118 per sapere dove lo stavano portando; ma al call center non sapevano niente, dissero di richiamare dopo 5-10 minuti.

Una ridda impressionante di pensieri si susseguiva a ritmo forsennato, momenti di sconforto si alternavano ad istanti di speranza; la segreta speranza che ce l'avrebbe fatta aveva bisogno di verifiche, notizie, che invece non c'erano: altre due telefonate al 118 non avevano cambiato niente; Damiano era giovane, forte, vestito di tutto punto con le protezioni necessarie per andare in moto... ce l'avrebbe fatta, in fondo era solo caduto dalla moto, come ci aveva detto Davide, non si era scontrato con nessun autoveicolo.

Ci recammo al pronto soccorso dell'ospedale, proprio di fronte a casa, ma neanche lì sapevano niente.

Tornammo a casa e ci disponemmo ad attendere notizie, fiduciosi che sarebbero arrivate.

Dopo una ventina di minuti cominciò però ad essere chiaro che non era affatto così; nonostante ripetute telefonate al 118, ai carabinieri di Tempio e Valledoria, non sapevamo semplicemente niente.

Ancora oggi non siamo riusciti a capire se l'apparente disorganizzazione fu voluta perchè nessuno si era assunto la responsabilità di comunicarci il tragico epilogo dell'incidente... ciò è probabile ed umanamente comprensibile; oppure semplicemente i tempi di risposta del sistema erano molto più lunghi.

Sempre più in preda all'agitazione, decidemmo che l'unico modo per sbloccare la situazione era andare direttamente all'Isola Rossa e capire cos'era successo e dove avevano portato Damiano: non sapevamo o non volevamo interpretare questa mancanza di notizie.

Usciti da Tempio, subito dopo il bivio per Aggius, pensai di chiamare Rina, la nostra amica di Valledoria, per pregarla di andare alla stazione dei carabinieri a chiedere notizie, dal momento che erano stati loro ad accorrere sul luogo dell'incidente.

Rina, messa rapidamente al corrente, mi disse che andava direttamente sul posto, alla Marinedda, e ci avrebbe fatto sapere, visto che sarebbe arrivata molto prima di noi.

Era una buona idea.

Invece non ci chiamò affatto, visto che implicitamente lei ammetteva come noi che Damiano era vivo.

Alla fine raggiungemmo la località del sinistro, senza ancora sapere nulla di preciso... eravamo come in una specie di limbo, una sospensione vitale in cui poche cose avevano senso e la vita che continuava a scorrerci intorno ci appariva distante e priva di significato, come un film che non si fosse potuto vedere dall'inizio.


 

 

Da lontano, saranno stati 100 metri, riconoscemmo il posto per la presenza di 3 o 4 carabinieri sgranati lungo uno spazio di 20-30 metri, e per la moto che si vedeva sul margine destro della carreggiata, stesa all'inizio del guard rail.

Aprii la portiera, scesi dall'auto e mi misi a correre verso il primo carabiniere, con dentro uno straziante senso di vuoto ed angoscia, un blocco di tutte le funzioni mentali, un vuoto che avevo fretta e al contempo paura di colmare: dovevo correre verso il carabiniere e nello stesso tempo speravo che quel lasso di spazio-tempo non avesse mai fine; dovevo correre verso il carabiniere perchè così mi imponeva la realtà dell'accadere, però avrei tanto voluto fermarmi, schioccare le dita e far sparire d'incanto tutto quel maledetto incubo.

I miei occhi, simili a punteruoli, guardavano interrogativamente i suoi, quasi avessero voluto scavarci dentro per estrarre all'istante la verità sull'accaduto; giunto a cinque/sei metri, osservai meglio la sua espressione, una sorta di vuoto indurimento inespressivo, che però a me parve fin troppo eloquente; tirai un pugno a vuoto nell'aria e mi piegai di lato sopraffatto dalla disperazione; poi di sottecchi tornai a guardarlo perchè avevo colto un cambiamento nella sua espressione facciale: in preda all'angoscia e al dubbio, incapace di risolvermi in un  senso o nell'altro, gli chiesi alfine se, insomma, c'era speranza.

Senza cambiare di molto il suo atteggiamento, mi chiese chi fossi; in quel momento non percepii la sua strategia volta a prendere tempo, centellinare e per così dire porgere con cautela la notizia, non potevo farlo, non ero in grado di farlo e quindi il suo comportamento mi sembrò insensato, ingiusto, quasi crudele; comunque, totalmente incapace di avere un qualche tipo di reazione, risposi che ero il padre.

A mo' di chiarimento, aggiunse che lo avevano portato a Badesi: a Badesi? Attimi interminabili, pensieri indistinti sfreccianti nella mente incapace di controllo, sopraffatta dal dubbio e dall'angoscia; a che fare? Avrei potuto capire se mi avesse detto che era stato portato a Sassari o a Tempio, ma a Badesi, per fare che: non mi risultava che lì ci fossero ospedali! In quelle frazioni infinitesime di tempo fu proprio quello che pensai.

Lo continuavo a guardare dritto negli occhi, quasi come se le parole sarebbero dovute uscire da lì; ma non feci in tempo a finire la domanda, già fatta, se ci fosse speranza, che mi disse: E' morto.

Due parole, solo due parole, ma quanto bastava perchè davvero tutto intorno di colpo diventasse buio, tetro, senza significato; Lele e Franca ci avevano raggiunto, avevano ascoltato e compreso, ci eravamo abbracciati tutti e tre in preda ad un pianto dirotto, irrefrenabile; poi, preso da una smania incontenibile, ero andato a guardare la moto, il guard rail, il punto dell'impatto, da una parte con il desiderio di annientare e far sparire tutto con lo sguardo, annullando magicamente quanto accaduto; dall'altra come se avessi voluto tenere tutto a mente, registrare il più minimo dettaglio, al fine successivamente di ricomporre i vari pezzi per tentare di capire il senso di quanto era accaduto: si lo so, li sento tanti che sorridono benevolmente, o peggio, perchè penso al senso di quanto accaduto; è accaduto, basta... anzi meglio non chiedersi perchè, chissà cosa potresti scoprire.

Mi guardavo intorno, vedevo, attraverso le lacrime, le auto passare, eppure non mi importava assolutamente niente, non avevo alcun ritegno, in quel momento era come se non stessero veramente passando da lì.

 

 

 


 

 

 

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
Qui si è ormai assorbiti dall'incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinita bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto. Mi è rimasto l'affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l'amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell'amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!
(S . Agostino)

 


 




 

Magnificenza del Divenire

 

Madre, asciuga le tue lacrime, tuo figlio ti guarda!
solleva la tua bella fronte appesantita dal dolore,
un soffio si compiace e si attarda
intorno a te:
è la mia anima che cerca di consolare il tuo cuore.

Vengo a far cessare questa terribile menzogna 
della morte che si vuole alleare al nulla.
e benché ai tuoi occhi rimango invisibile,
proclamo a voce alta: "Madre, sono vivente!"

Madre, ascolta la mia voce, che il tuo dispiacere si plachi,
sono qui al tuo fianco, sono alle tue ginocchia,
accarezzo la tua mano e teneramente bacio
i fili bianchi che vedo nei tuoi capelli così amati.

Madre, non accusare il potere divino
che ti ha ripreso il frutto, l'oggetto del tuo amore,
perché per me, questa morte fu una rinascita,
un grande volo verso il felice soggiorno.

Ho lasciato senza sforzo le mie spoglie umane,
che ancor oggi è per me misterioso segreto;
ho abbandonato il corpo che la sofferenza perquisisce
e la mia anima è partita al gradimento dell'onda divina.

Madre, non ci sono parole, o immagini terrestri,
degne di riprodurre con fedeltà,
il grandioso aspetto delle celesti rive
verso cui, dolcemente, fui come trasportato.

Abbagliato, raggiunsi uno splendido campo
dove regna senza interruzioni una felicità infinita,
ed io assaggio infine questa pace sovrana
riservata agli eletti del regno benedetto.

Veloce e più leggero che la viva rondine,
solco lo spazio ed i suoi campi luminosi
dove il mio sguardo dotato di un'acutezza nuova
scopre con turbamento scorci radiosi.

Mi evolvo liberamente tra le opere divine,
attraverso gli splendori della creazione
dove la forza di Dio costantemente si sente, si indovina,
e obbliga a vivere in ammirazione.

 

 


A ciascuno dei miei passi qualche sole si alza
su dei mondi nuovi e delle umanità;
supero torrenti, montagne di sogno,
magiche foreste, fiumi lietissimi.

Erro e, talvolta, canterello nelle fresche valli
dove cadono a cascata acque del cristallo più puro,
ed io vedo formarsi delle auguste assemblee
di esseri abbaglianti di biancore e di azzurro.

Ubriacato, percepisco delle arcane armonie
che prendono talvolta un gigantesco sviluppo,
ascolto con fervore delle dolci melodie,
degli aerei concerti cantati dalle voci d'oro.

La fronte del tuo bambino ogni giorno si incorona
di rose e di gigli, di meravigliosi fiori,
e l'odoroso mazzo che la mia mano stringe,
l'ho colto per te in questi luoghi incantevoli.

Non voglio più vederti versare lacrime,
ascolta la mia preghiera, ascolta la mia chiamata,
caccia il dubbio terribile, gli orribili allarmi,
Il Signore ha pietà del dispiacere materno.

Prega e sentirai la mia reale presenza,
Dio non divide i cuori uniti dall'amore,
sorridi, madre cara, alla grande speranza,
di ritrovare tuo figlio ben più bello che un giorno.

Non puoi piangere più, poiché mi meraviglio
che mi sia permesso di mostrarti il porto,
il celeste soggiorno dove, vigile, veglio
sui giorni della tua vita e l'istante della tua morte.

Perché, quando suonerà, questa ora magnifica,
mi vedrai in piedi, tale a un angelo vincitore,
e le mie braccia ti faranno uno splendido portico
per entrare con me nell'eterna felicità!

Suzanne Misset-Hopès.

 

(Inserito il 10 Maggio 2009 in occasione della Festa della mamma)

 

 


Dedicato a Monica


Cara Monica, non ho avuto occasione di conoscerti in vita;  ricordo solo di averti incontrata talvolta, poche volte in veritá, per Tempio.

Non conoscevo la tua storia, almeno fino a pochi giorni fa, avendone solo sentito parlare, senza peró, confesso, ascoltare piú di tanto: siamo fatti così... solitamente  e stoltamente distratti dalle nostre cure quotidiane; almeno sino a quando prepotentemente qualcosa, misteriosamente, s'impone alla nostra attenzione...

E così finalmente ho saputo, molto si è improvvisamente a me disvelato: della tua speciale sorte, analoga, a parte la causa immediata, a quella capitata a Damiano, e cioé compiere anzitempo quello che mi piace definire il Grande Passo... come siamo stolti, mia cara, a chiamarla morte, mai termine e comune sentire furono piu' inadeguati a descrivere cio' che veramente con l'occasione accade.

E quel termine, anzitempo, com'é fuorviante... no, tutto accade sempre al momento giusto, non ci sono in realtá vite spezzate ma semplicemente concluse, il difficile solitamente é rendersene conto essendo questa, cosa che stride fortemente con l'ordinario, comune umano sentire, tutto miopemente proteso ad una omeostatica stabilitá,  illusoria e vana perché la vita é divenire, incessantemente.

E dunque ecco che in questa prospettiva ció che chiamiamo Morte altro non é che Vita nel suo divenire piú alto.

E allora mi piace pensarti così, come nell'immagine accanto, adorna della perfezione e purezza di perle, di sacro velo sponsale e magnifiche candide rose, tentando poco destramente di rappresentare, stante l'inadeguata mia umanitá e limitata immaginazione, la tua condizione attuale.

Mi piace pensare che, lá dove dimorate ora, tu abbia incontrato Damiano in quella comunione profonda che chiamiamo comunione dei Santi.


"Come se fosse sempre primavera..."

ripete con profonda, malinconica nostalgia  il bel ritornello cantato dal coro Gabriel che fa da sottofondo al sito dell'Associazione da te ispirata.

Si, e' cosi'...

immortalati in una eterna primavera, privilegio stupendo che vi e' toccato in sorte o meglio meritato con i vostri pensieri, attitudini e stili di vita, nella continua ricerca dell'Assoluto e dell'Altro.

(aggiunto in data 25 Aprile 2010)


Sabato 28 Febbraio 2009 08:25